Omeopatia musicale: pillole per attenuare il male dell'insensibilità culturale dilagante.
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venerdì, aprile 21, 2006

Joseph Martin Kraus: l'opera per pianoforte

"E' il più grande genio che abbia mai conosciuto"
Joseph Haydn, 1801


Joseph Martin Kraus è una delle figure più originali del panorama musicale europeo di fine '700. Nato nello stesso anno di Mozart nella cittadina tedesca di Miltenberg am Main, Kraus studiò musica e letteratura durante gli anni dei liceo, e si avvicinò presto (1776) ai circoli letterari dello Sturm und Drang, più precisamente al Göttinger Hainbund. Della sua attività letteraria rimangono un libro di poesie, una tragedia (Tolon) e, soprattutto, uno dei pochissimi trattati di estetica musicale riferibile direttamente ai circoli letterari dello Sturm und Drang. Questo breve ma importante trattato ("Etwas von und über Musik fürs Jahr 1777" fissa i capisaldi programmatici della musica stürmisch, tentando di trasferire le istanze letterarie dello Sturm und Drang nell'ambito musicale e rappresenta il fondamento del credo estetico di Kraus, nonché il filo conduttore di tutto la sua produzione musicale.
Fu soltanto nel 1778 che Kraus decise di dedicarsi completamente alla musica, che da quel momento sarebbe divenuta la sua unica compagna di viaggio sulla strada della vita e dell'arte. Recatosi in Svezia alla corte di Gustavo III, fu nominato Vice Maestro di Cappella nel 1781, in seguito al successo ottenuto dalla suo opera Proserpin. Sull'onda di questo successo, l'anno seguente Kraus intraprese il suo personale Grand Tour, che in quattro anni lo avrebbe portato a visitare i maggiori centri musicali europei e ad incontrare le maggiori personalità dell'epoca, tra cui Haydn, Solieri e Gluck. A questo periodo risalgono le maggiori fortune di Kraus sinfonista, evidentemente stimolato dal confronto con i grandi autori viennesi con cui entrò in contatto. Tornato a Stoccolma nel 1787, l'anno seguente fu promosso Maestro di Cappella della corte svedese, titolo che tenne fino alla morte, avvenuta nel dicembre 1792 in seguito a tubercolosi.

L'opera per pianoforte di Joseph Martin Kraus comprende un numero assai esiguo di composizioni ed occupa un ruolo molto marginale rispetto al resto della sua produzione, centrata soprattutto sulla musica orchestrale e l'opera. Nonostante ciò, si tratta di musica di altissima qualità, dal grande valore musicale, storico ed artistico, rivelatrice di un autore dotato di una profonda conoscenza tecnica dello strumento e pienamente a suo agio nel trattamento delle forme e del linguaggio in uso nel pianismo tardo-settecentesco, La produzione pianistica di Kraus ruota intorno alle due grandi sonate - una terza è perduta - a cui fanno da contorno una serie di brevi brani di incerta destinazione scritti nell'arco di una decina d'anni.

Il momento centrale dell'opera pianistica di Kraus è senza dubbio costituito dalla monumentale Sonata in mi maggiore, pubblicata a Stoccolma nel 1788 presso Ahlström. Scritta a cavallo tra il 1787 ed il 1788, questa sonata è una delle composizioni pianistiche più originali e complesse di fine '700, nonché un'opera degna di figurare nel repertorio di base di ogni buon pianista moderno. La sonata ben rappresenta il Kraus innovatore, che sceglie deliberatamente di spingersi oltre i consolidati e rassicuranti confini dei modelli compositivi dei tardo '700 per ricercare nuovi paradigmi formali ed espressivi. La stessa esigenza lo guiderà negli anni successivi verso il completamento della gigantesca opera Aeneas i Cartago, suo capolavoro assoluto.
In questa splendida sonata ritroviamo tutte le caratteristiche principali della musica di Kraus: la predominanza dei colori scuri e delle tonalità minori, usate sia in funzione drammatica, come nello sviluppo dei primo movimento, che con finalità empfindsam, come nella penultima variazione dei terzo movimento; l'espansione a dismisura delle frasi e del discorso musicale, che porta la sonata a raggiungere dimensioni inusitate per la letteratura pianistica dell'epoca; la supremazia della narrazione musicale sulla forma, vista e vissuta come materia flessibile e continuamente rinnovabile: la sonata, nonostante la divisone in tre tempi, è infatti concepita come un unico, lunghissimo movimento.
E' tuttavia l'aspetto strumentale che rende questa sonata un unicum nella produzione krausiana e, più in generale, del pianismo di fine '700. Le riflessioni sulla forma e sul linguaggio, tipiche della produzione sinfonica ed operistica di Kraus, trovano qui un loro essenziale complemento nell'esaltazione della dimensione più genuinamente pianistica di questa sonata, che in alcuni momenti assume i connotati di un vero e proprio tour de force virtuosistico. Doppie ottave, scale, arpeggi, frequenti ed improvvisi passaggi da fortissimo a pianissimo (e viceversa), uso espressivo delle pause, privilegio dei registri grave e sovracuto, incessante sperimentazione timbrica rappresentano una vera e propria sfida tecnica e meccanica lanciata da Kraus all'esecutore ed al suo strumento. La dimensione pianistica diventa qui l'autentico fondamento programmatico dell'opera.
E' straordinario notare come questa sonata, in cui si fondono con successo sperimentazione formale e dimensione strumentale, contenga già in sé i semi di quella stessa modernità che caratterizzerà, dieci anni dopo, la produzione pianistica del giovane Beethoven, fino almeno all'op.31. Al punto da azzardare che questa singola opera di Kraus possa essere considerata, assai più della produzione di Mozart e Haydn, come la vera, benché involontaria antesignana della grande stagione pianistica beethoveniana.
Non si sa se Kraus abbia scritto questa sonata per qualche virtuoso di passaggio a Stoccolma, per il suo editore Olof Ahlström, eccellente pianista, oppure per se stesso. Kraus infatti era un discreto pianista, nonostante l'esiguo numero di composizioni scritte per il pianoforte e benché Il suo strumento principale fosse il violino. Alcune cronache dell'epoca riportano giudizi entusiastici sulle sue esecuzioni: "suona il pianoforte come un angelo' avrebbe commentato l'inviato spagnolo a Stoccolma Miranda dopo averlo sentito suonare. In ogni caso è sicuro che Kraus tenne in grande considerazione quest'opera, visto che ne seguì la stesura della prima edizione con cura meticolosa, riscontrabile nella grande abbondanza di indicazioni dinamiche e nella sostanziale coincidenza della versione manoscritta con l'edizione a stampa.

Un'importanza minore riveste la Sonata in mi bemolle maggiore, anch'essa pubblicata a Stoccolma nel 1788 presso Ahlström, nello stesso fascicolo della monumentale Sonata in mi maggiore. La genesi di quest'opera è piuttosto complessa. Si tratterebbe infatti della revisione di una sonata per violino e pianoforte composta a Parigi nel 1785 e successivamente pubblicata a Vienna. Questa ipotesi tuttavia non convince parte degli studiosi, che ipotizzano invece il percorso inverso, ovvero che la versione per pianoforte sia stata in realtà scritta prima di quella per violino e pianoforte, e che quest'ultima non sia altro che un adattamento composto per soddisfare un più vasto pubblico di amateurs, cosa che spesso accadeva nel mondo musicale parigino della fine del '700. Non si può invece stabilire se la versione a noi tramandata sia o no conforme a quella degli anni parigini, ma è lecito supporre che Kraus abbia messo mano alla sonata in vista della suo pubblicazione svedese del 1788, benché non ci sia dato sapere di quale natura e consistenza sia stato l'intervento operato in quest'occasione.
Comunque sia, è evidente l'appartenenza di quest'opera ad un mondo sonoro completamente diverso da quello della Sonata in mi maggiore. Qui Kraus sposa gli ideali di equilibrio formale e sonoro del classicismo musicale: il linguaggio è tradizionale, e si rifà in modo piuttosto chiaro ai modelli pianistici viennesi, che l'autore doveva avere già ben presenti all'epoca della composizione di questa sonata. Ciò nonostante, anche in questa circostanza Kraus trova modo di affermare il suo istinto di infaticabile sperimentatore: annida un Minuetto col da capo all'interno dell'Andante con variazioni, per esempio, ed inserisce un riuscitissimo passaggio di tipo orchestrale, citazione quasi letterale di una sua pagina sinfonica, nello sviluppo del terzo movimento: un momento di grande intimità, introdotto in esplicito contrasto con l'esposizione, caratterizzata al contrario da una scrittura pianistica brillante e virtuosa.

Quattro delle rimanenti composizioni pianistiche di Kraus ci sono giunte attraverso una copia manoscritta di Frederik Silverstolpe, amico personale di Kraus e suo primo biografo. Questa copia, che porta il titolo di Tre Variations-Stycken för Fortepiano (Tre Pezzi Variati per il Fortepiano), contiene in realtà quattro composizioni, aventi tutte come filo conduttore la variazione nel suo significato più ampio. Si tratta di brani tra loro molto eterogenei, scritti anche a parecchi anni di distanza, che ci permettono di entrare in contatto con un Kraus disimpegnato ed accattivante, ludico negli intenti e nei risultati, lontano dal compositore pensoso e drammatico della sua produzione sinfonica ed operistica.
Il Rondò in fa maggiore, composto a Stoccolma tra il 1778 ed il 1780, è probabilmente la prima composizione pianistica di Kraus oggi rimasta. Il brano, dal delicato sapore rococò, non si discosta dall'impianto formale del rondò pre-classico, e ne esalta gli aspetti improvvisativi e rapsodici, sulla scia della produzione di Carl Philipp Emanuel Bach.
Lo Scherzo con Variazione in do maggiore, probabilmente scritto a Londra nel 1785 in occasione dei festeggiamenti per il primo centenario della nascita di Handel, consiste in un tema con 12 variazioni e una coda. Il carattere dell'intera composizione è festoso, quasi burlesco, ed alterna episodi di festosa ilarità (la decima e l'undicesima variazione) a momenti di dotto godimento intellettuale (le ardite modulazioni della quinta variazione, in minore). Il carattere semplice ed immediato di questa composizione ne fece un best-seller nella Londra di fine secolo, ma la paternità di Kraus venne occultata in favore di autori che potessero offrire maggiori garanzie di vendita presso il pubblico degli amateurs londinesi. Al 1791 risale infatti la pubblicazione sotto il nome di lgnaz Pleyel, con il titolo di Minuetto con XII variazioni e l'aggiunta di una parte di violino di accompagnamento. Qualche anno dopo, nel 1805, il brano venne invece attribuito a Joseph Haydn, autore popolarissimo nella Londra di inizio '800, e pubblicato con il titolo di Sonatina with 12 variations, senza la parte del violino.
La Svensk Dans (Danza Svedese) si basa sul motivo di una danza circolare svedese, e costituisce un tratto piuttosto inconsueto nella produzione di Kraus, che non mostrò mai molto interesse per questo genere di composizioni, direttamente tratte od ispirate dalla tradizione popolare.
Il brevissimo Larghetto che chiude la raccolta è un pezzo enigmatico. Non si sa infatti per quale occasione sia stato scritto né il motivo per cui compaia in una collezione di pezzi variati, L'ipotesi più accreditata è che questa gavotta di 16 battute dovesse servire come tema per una serie di variazioni mai scritte (o terminate) da Kraus, e che per questo motivo sia stato inserito in questa raccolta. Questo pezzo tuttavia si distingue rispetto agli altri brani che Kraus ha utilizzato con questa funzione nella sua produzione pianistica: l'andamento armonico è molto più vario e complesso e la struttura formale del brano non rispecchia lo schema a doppio ritornello che ritroviamo, ad esempio, nel cicli di variazioni contenuti nelle due sonate. E' lecito dunque supporre che si tratti di un brano a sé, inserito in questo fascicolo come "intruso" - è il quarto pezzo di una serie di tre! - ed a cui Silverstolpe, infaticabile copista della musica di Kraus, non era probabilmente in grado di dare una destinazione alternativa convincente. La scrittura dei brano, rigorosamente a tre parti, potrebbe inoltre far pensare che si tratti della trascrizione pianistica di un brano orchestrale o cameristico, forse composto per un'occasione mondana. Lo stesso destino toccato in sorte a numerose contraddanze mozartiane, musiche di intrattenimento per piccola orchestra successivamente trascritte per pianoforte ad opera di Mozart stesso o di altri musicisti.

Gli Zwei neue kuriose Menuetten (Due Nuovi ed Inconsueti Minuetti), scritti nel 1780 e dedicati a Johann Nikolaus Forkel, primo biografo di Johann Sebastian Bach, sono un riuscitissimo esempio di Musikalischer Sposs, Questi due brevissimi minuetti, metafora del mare magnum di composizioni amatoriali di cui abbondava il reportorio per tastiera di metà '700, sono infatti la parodia di un modo passatista e convenzionale di intendere la musica. Il movente della loro composizione è polemico: essi devono essere visti come un breve e sarcastico attacco ai difensori della vacuità dello stile galante, tra i quali Kraus annoverava lo stesso Forkel, con cui aveva discusso a lungo sui meriti della musica antica durante gli anni della giovinezza a Göttingen. Il primo dei due minuetti, in particolare, è una gustosa parodia cromatica di una delle più popolari composizioni del Notenbüchlein für Anna Mogdalena Bach.

I Cinque Preludi Corali sono composizioni per organo, scritte da Kraus nell'ultimo anno di vita (1792). Recentemente scoperti da Bertil van Boer e Carl-Gabriel Stellan Mörner, questi brevissimi preludi fanno parte di uno più vasta raccolta contenente undici composizioni di vari autori, tutte destinate ad essere eseguite durante il servizio liturgico. Sono composizioni eterogenee, prive di coerenza interna, ma sono gli unici brani a noi pervenuti scritti da Kraus per l'organo. L'esecuzione al pianoforte è indubbiamente arbitraria e ne trasfigura l'intento liturgico, privilegiando una dimensione più domestica. La scelta del pianoforte ha tuttavia una sua ragion d'essere: si tratta infatti di opere brevi, epigrammatiche, prive di un esplicito intento strumentale al di là degli obblighi dettati dalla circostanza ecclesiale. Rispetto all'organo, l'esecuzione al pianoforte esalta gli aspetti più drammatici ed intimisti di questa musica, ed apre curiose e divertenti prospettive di esecuzione e di ascolto: è il caso del brevissimo Secondo Preludio, sorprendente miniatura del clima cupo e drammatico che ritroveremo 50 anni dopo nelle Variations Sérieuses di Felix Mendeissol-in-Bartholdy.

Mario Martinoli (note al CD "Joseph Martin Kraus: Complete Piano Music" - Stradivarius STR 33697 - 2003)
Ringraziamenti:
L'interprete desidera ringraziare tutti coloro che hanno incoraggiato, sostenuto e reso possibile la realizzazione di questo CD, ed in particolare: l'Accademia di Musica Antica di Rovereto, Bertil van Boer, Sergio Ciomei, Elena Garbelli, Bice Ivardini, Luca Francesco Palmieri.

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